20/05/2012
NOT COMMERCIAL TATTOOS Via Achille Montanucci 80 Civitavecchia (ROME) TEL:+39 3297054563
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24/04/2012
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09/03/2012
!
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13/12/2011
SkinArt
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12/12/2011
words
Il tatuaggio solitamente non è considerato una vera e propria forma d’arte, ma bensì una forma d’artigianato.
Nel suo fondo il concetto è giusto, inquanto nella storia recente il tatuatore è considerato colui che avendo le capacità tecniche nell’ eseguire tale trattamento procede al trasferire un soggetto da un foglio nella pelle.
Di fatto l'ARTE non può essere imprigionata dal limite di un soggetto imposto.
L’artista è colui che è in grado di sprigionare espressione in quello che crea, che sia una madonna o un astratto comunque quello che trasparirà sarà la sua energia.
E’ per questo che Caravaggio è un genio dell’arte ed è per questo che anche un tatuaggio può essere considerato arte.
Con l’evoluzione culturale e fortunatamente con l’abbattimento quasi totale dei pregiudizi sul macchiarsi la pelle, negli ultimi anni c’è stato un incremento della richiesta e una conseguente offerta inimmaginabile fino a un paio di decenni fa,ma Il solito dio denaro e una società che discosta l'individuo dal suo essere,hanno influito negativamente anche nel mondo della modificazione corporale. Quindi insieme a professionisti che fanno di una passione un mestiere, è facile imbattersi in pseudotatuatori che altro non sono che persone che si sono appropriate dell’ immagine di qualcosa che non potranno mai essere, (se non perché scritto su un pezzo di carta che lo attesta).
Ritornando al rapporto tra arte e tatuaggio, secondo il mio punto di vista, l’unicità dell’arte, ovvero “la passione di creare qualcosa di unico” è il mezzo che rende possibile il discostarsi dal falso,che permette insieme all’abilità tecnica di inalzare a un livello più alto quell’omologazione della ripetizione industriale che sta inglobando anche questo campo.
ARTE e UNICITA’ per continuare a trasmettere ancora quella carica sciamanica di assoluto che era propria del tatuaggio nelle sue millenarie radici, quando la spiritualità era ancora padrona sul materiale, quando tutto era ancora vero, quando portare un marchio sulla pelle era magia.
”l’inarrestabilità dell’arte”,in un tatuaggio e in qualsiasi azione in cui l'essere possa esprimersi.
… per essere ancora veri e per essere ancora liberi.
Jordan Mammola
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05/12/2011
Tattoo expo
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29/09/2011
NOT COMMERCIAL TATTOOS
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08/09/2011
Convention
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30/08/2011
..............!
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29/07/2011
start
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skinshow
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new post
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tattoos
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parole
L'artista è colui che trasforma il mondo a suo piacimento ,è colui che crea dalla materia ,è colui che non ha limiti...è il pazzo immortale che può cambiare il reale... è vicino agli dei....non ha tempo non ha spazio...vive, gioca, ama e odia e vede quello che gli altri non vedono...può essere fabbro contadino o re non è un pennello che certifica ma una luce che brilla negli occhi....
Jordan Mammola
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26/10/2010
tattoo
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scusate il ritardo
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JTA


JORDAN TATTOO
not commercial tattoo
Il tatuaggio : storia e comparazioni tra società tribale e moderna
Non si conoscono né la data né l’origine della marcatura del corpo. Ogni gruppo umano sembra aver sviluppato il proprio stile a fini religiosi,terapeutici o estetici. Nel 1983, in Giordania, fu scoperta una serie di sculture di terra cotta soprannominate”alieni” dai ricercatori del smithsonian institute di Washington, risalenti al 6500 a.c, che presentavano sul corpo disegni riconducibili a tatuaggi o scarificazioni; ma la più antica testimonianza su una pelle umana risale a 5300 anni fa. Sulle alpi austriache sono stati rinvenuti i resti congelati di un umano,OTZI “L’uomo del Simulaun”,che presenta sui reni , le caviglie e le ginocchia tatuaggi perfettamente conservati. Si tratta di raffigurazioni di animali, che potrebbero essere serviti ad indicare i punti di applicazione dell’agopuntura. Tra le montagne dell’Alto Altai, nel sud-ovest della Siberia sono state riportate alla luce le mummie diPazirick, risalenti a 2400 anni fa; i loro tatuaggi che rappresentano una verietà di animali,fungevano probabilmente da simboli totemici,decorativi o di status. A Tebe è stata rinvenuta la mummia di Amunet risalente a circa 3000 anni fa. I suoi tatuaggi rappresentavano segni di fertilità in quanto essa era una sacerdotessa di hathor la dea egizia dell’amore. L’idea del tatuaggio per puntura è forse figlia della geniale intuizione di uno sconosciuto che in esso intravide un modo per rendere permanenti le decorazioni corporee magico-sacrali. I primi tentativi di incisione sul corpo nella storia dell’ umanità si trovano un crudi e sconcertanti rituali, concepiti per placare una moltitudine di entità spirituali e demoni del dolore. All’inizio i sacerdoti erano del tutto estranei a simili pratiche . Ma quando si accorsero dei vantaggi che avrebbero potuto trarre inserendo tali riti all’interno di un cerimoniale religioso e monopolizzandone l’ esecuzione, iniziarono a dedicarvisi per eliminare possibili concorrenti. A causa dell’ elevato costo di tali prestazioni artistiche presto si cominciarono a richiedre delle offerte, con l’ovvio risultato che i membri più poveri della trbù vennero esclusi o utilizzati come cavie. I sacerdoti che sapevano bene come propiziarsi il favore dei potenti di questo mondo, elargivano i loro servigi ai capi tribù e ai ceti più alti, ricorrendo achiare e scenografiche scritture corporali come prova dell’avvenuta “liberazione”. In base ai reperti storici tutte le tribù ebbero una forma di cerimoniale che prevedeva di infliggere ferite a se stessi o ad altre vittime sacrificali. È possibile considerare il sangue come la prima forma di moneta usata dall’umanità, un tributo terreno per alleviare le sofferenze di questo mondo e assicurarsi il ricongiungimento con gli spiriti ancestrali nell’ aldilà. Tuttavia, prima prima che il corpo potesse essere trasformato e la persona sottoposta alle iscrizioni divine, l’anima doveva essere pulita o purificata. Pertanto, doveva sottostare a una serie di imperativi che avrebbero permesso al soprannaturale di codificarsi e incarnarsi nel corpo profano rendendolo corpo sacro. Tali crimonie, inoltre, rigeneravano la persona e ne sancivano il diritto di cittadinanza. Ad esempio, consentivano di distinguere gli schiavi dai prigionieri mediante l’apposizione di una vistosa marchiatura sulla fronte. Ai cittadini di rango superiore venivano invece opposti segni meno profondi e dolorosi. In molte civiltà antiche il tatuaggio fu usato come pratico strumento di classificazione gerarchica. Inoltre, il linguaggio e la messa in scena di queste “transizioni sacre” si trasformavano in cerimonie sempre più sinistre e inquietanti: trapanazione, castrazione e mutilazione dei genitali erano solo alcuni dei vettori che conducevano ad una drastica rigenerazione del corpo. E’ plausibile ritenere che gli esempi più primordiali di inflazione di ferite, dalle scarificazioni ai tatuaggi, fossero in origine semplici pratiche totemiche e terapeutiche, dove le decorazioni diventavano un segno di espiazione. In seguito, i rituali di scrittura corporali furono associati sempre più strettamente al mistero divino. Così, ciò che un tempo era stato un rito totemico diventava tabù e il professionista tatuatore cessava di essere un artista itinerante per assurgere a ministro di un culto gerarchico. E’ noto che le società tribali prealfabetiche non solo avevano ideato complessi ed elaborati rituali di decorazione del corpo, ma messo a punto anche tecniche di sepoltura estremamente bizzarre. La migrazione dei popoli dal continente asiatico in Oceania introdusse certamente un profondo retaggio culturale nelle isole disseminate per l’oceano pacifico. Qui questi nuovi coloni dimorarono indisturbati per migliaia di anni, conil risultato che una miriade di costumi, lingue e cerimonie si svilupparono nel più puro isolamento, prima di essere esportate nuovamente nei continenti e nelle isole vicine. Nelle americhe, i colonizzatori preistorici avevano introdotto credenze sciamaniche e cerimoniali cruenti che si diffusero ampiamente presso le comunità di nativi. Numerose erano le tribù indiane che credevano nella funzione apotropaica dei riti di mutilazione corporea, in cui le forze spirituali entravano nell’individuo e lo purificavano. Tali funzioni oscillavano dal sublime al terrificante. Durante i riti di iniziazione venivano impresse le impronte dei denti di spiriti maligni. Analogamente, alcune tribù avevano elaborato tecniche di sospensione che consistevano nell’incidersi il petto, conficcarvi degli uncini fissati a delle funi e restare così appesi in una stretta divina con le potenti divinità. Talvolta, questi drammatici incontri sfociavano in sanguinosi e macabri spettacoli di sacrifici umani. La scoperta di tatuaggi anche presso gli eschimesi e alcune tribù del brasile e dell’ Indonesia ha fornito nuove prove di una lontana radice pagana di tali pratiche. Queste “povere creature” erano rapite e portate in Europa dove venivano studiate, analizzate, vendute e infine esposte al pubblico come attrazioni. In Polinesia gli esploratori assistettero ad altri intriganti quanto macabri rituali diffusi tra le numerose comunità dell’ isola. Nell’ arcipelago delle Marchesi scoprirono che gli indigeni non solo avevano creato la più incredibile espressione d’arte del tatuaggio mai vista, ma che, dopo la morte, iniziavano un singolare processo inverso: si procedeva alla rimozione della stessa, dolorosa opera d’arte realizzata quando la persona era in vita. Tali rappresentazioni erano messe in atto al solo scopo di “deconcettualizzare” la persona per prepararla al viaggio verso il paradiso. I tatuaggi , le cicatrici e gli altri emblemi per assicurarsi protezione e prestigio avevano svolto il loro compito. Con la morte occorreva rigenerare il trapassato, trasferendo la sua vitalità alle cose vive. In altre isole lontane, come il Giappone e il Borneo, le iscrizioni corporali erano funzionali alla sopravvivenza dell’ anima e non dovevano mai essere cancellate. Gli antichi abitanti, gli Ainu, veneravano divinità tatuate e anche i loro corpi erano ampiamente decorati come quelli dei protetti divini. Il valore sacro del tatuaggio fu altrettanto importante anche in epoche successive. Per gli abitanti delle Fiji e per i maori della Nuova Zelanda, l’ assenza di tatuaggi poteva comportare conseguenze terribili: L’oltretomba era sorvegliato da demoni e streghe che avrebbero impedito l’ accesso a chio non esibiva i segni rituali. A controbilanciare tale spettacolo surreale contribuirono altre forme di smembramento corporeo effettuate nell’ Europa medioevale dal clero e sovrani, pronti a dispensare il loro giudizio divino per mezzo della tortura. I “colpevoli” erano lasciati imputridire su forche e patiboli e le loro teste venivano impalate come monito per scoraggiare futuri atti sovversivi. Le esecuzioni pubbliche e le crocifissioni erano frutto di una “scienza della crudeltà applicata” in cui punteruoli per gli occhi, viti per la lingua, rulli per la spina dorsale e un’ altra congerie di marchingegni “frantumaossa” iniziavano a scrivere sui corpi altri tipi di testi e messaggi. Tali macabre macchine di scrittura accompagnarono preti e missionari apocalittici allo sberco nel nuovo mondo. Il corpo che fino ad allora era stato visto come un potenziale ospite di alleanza empie e demoniache, vide ora la contrapposizione tra due opposti modi di essere, secondo o contro natura. Vistose cicatrici tribali, tatuaggi e monimi negrofagici che adornavano i cannibali, sciamani e cacciatori di teste erano la prova inconfutabile di una condizione pagana e innaturale che richiedeva l’ intervento e la purificazione di dio. Quando iniziarono a stabilirsi e ad appropriarsi delle terre dei nativi, gli europei dispensarono la giustizia divina con efferata crudeltà. Tatuare o marchiare un corpo con incisioni imposte d’ autorità o con contrassegni di proprietà divenne uno strumento ideale per privare un individuo della sua umanità. Nell’ Europa medioevale, durante i vari regni del terrore, una persona poteva essere trattenuta con la forza e ispezionata attentamente per rinvenire segni di pratiche sacrileghe. I processi dell’ inquisizione spesso sfociavano in assurde condanne a morte motivate da difetti fisici come una verruca o altri analoghi “segni del demonio”. Furono arse al rogo per stregonerie donne accusate di possedere tatuaggi magici e molte vennero trucidate solo perché sulla loro pelle avevano una voglia o altri segni che tradivano laq loro eresia e possibili riferimenti a culti satanici. Il culto delle “stigmata” o del “punzecchiare la pelle”, che nel passato aveva rappresentato una tradizione molto diffusa presso numerose culture come quella dei Celti, dei Galli, dei Pitti, dei Vichinghi e degli antichi Bretoni, scomparve quasi completamente dal continente europeo circa 2000 anni fa. Poche di queste pratiche sono state tramandate, malgrado esistano sparute testimonianze che attestano l’uso di tatuaggi presso certi pellegrini, avventurieri, membri dell’ occulto e di società segrete. Le principali potenze religiose e politiche si limitarono a riservare il tatuaggio a provvedimenti repressivi e per identificare l’imprerssionante marea umana rappresentata dai prigionieri e dagli schiavi che venivano venduti e scambiati nei vari continenti. Le grandi spedizioni mercantili e militari del rinascimento resero possibile l’esplorazione di ogni angolo del globo e la scoperta di nuovi costumi e tradizioni che permisero, tra l’ altro,ai naviganti di importare segni esotici e misteriosi dall’oriente e i mari del sud. Tahiti fu considerata dagli europei come un vero e proprio paradiso perduto e l’introduzione della parola Tatau da parte del suo scopritore, il capitano Cook, diede nuova linfa e valore alla pratica del tatuaggio. Man mano che naviganti e avventurieri di ritorno da mete esotiche riportarono in patria questi arabeschi di inchiostro per l’ammirazione dei loro connazionali, venne gradualmente coniata una semplice terminologia a partire da queste significative immagini e figure. Veri e propi cataloghi di tatuaggi raffiguranti simboli misteriosi e talismani orientali, immagini di demoni, draghi, serpenti, motivi religiosi e lascive fanciulle danzanti iniziarono ad attrarre attenzione dei più curiose, che potevano finalmente procurarsi permanenti suggestioni esotiche senza dover affrontare lunghi viaggi. I giapponesi idearono un’esteticha della scrittura corporale permanente che, a parte i polinesiani, nessuno ha mai eguagliato. Affermatosi nell’arco di un secolo, il nuovo stile prese il nome di Horimono parola che, per la prima volta significava decorazione e non più castigo. Si instaurò, così, un’inattesa complicità tra occidentali appassionati di tatuaggi e maestri del Sol Levante: i marinai gli ufficiali e i dignitari britannici di ritorno dalle città di Tokio e Yokohama portavano in patria spettacolari e colorate opere d’ arte, introducendole nei primi salotti che stavano spuntando in Europa. L’impatto fu pressoché immediato e sul finire dell’ ottocento la mania dei tatuaggi esotici cominciò a coinvolgere tutte le classi sociali. Nei decenni successivi, artisti britannici come Sutherland, Macdonald e Gorge Buerchett ebbero un ruolo essenziale nella diffusione del tatuaggio, soprattutto quando riuscirono a sdoganarlo tra gli aristocratici. Il termine “Tattooist”(tatuatore) fu coniato da Macdonald alloo scopo di associare a questa pratica l’idea che si trattasse di un’ arte vera e propria e non soltanto di una semplice tecnica. George Buechett, tentò di riassicurare il pubblico sulla pulizia e l’igene dei suoi metodi. Il suo laboratorio aveva l’aspetto di un ambulatorio e per lavorare indossava un camice bianco. Il concetto di di decorazione corporea permanente doveva ancora fare i conti con le vedute ristrette di una società perbenista che dichiarò un vero e proprio embargo culturale a una simile volgarità, considerata più vicino a una mascherata carnevalesca che a una manifestazione artistica. Sembra incredibile che solo pochi anni fa la società rimanesse allibita all’idea di imprimere segni permanenti sulla pelle. Oggi ci troviamo di fronte a metodi capaci di esplorare e di sistemare ogni singola porzione o recesso del nostro corpo e della nostra mente. Le nuove tecnologie ci offrono l’opportunità di cambiare parti fisiche e persino di duplicarci dopo la morte. I detrattori della clonazione e della manipolazione genetica o, ancora, i paranoici movimenti della vita, stanno tentando di intervenire in tema di autodeterminazione e di controllo della vita. Ancora peggio, i governi legiferano in materia di eutanasia, aborto e persino sul modo in cui dovremmo trattare il nostro corpo. Ma, in definitiva, la cosa forse più assurda è che nelle nostre menti e nei nostri corpi sono costretti a subire una incessante riconfigurazione per partecipare al sogno globale del capitalismo. Esistono già vaste colonie di schiavi e formiche operaie, attaccate come fuchi ai computer o callcenter o a processori in banche, centri mediatici o alla catena di montaggio di una fabbrica. In questa sciarada di consumo e schiavitù siamo perennemente logorati: i nostri corpi sono degradati dagli impegni di lavoro, in gioco e in fine dalla dilagante ricerca dee’oblio attraverso l’alcool o la droga. Da qui la creazione di altre industrie di decorazione che cercano in tutti i modi di sopperire al decadimento della nostra persona: ci viene continuamente ribadito che non è bene essere soprappeso, avere la pelle cadente, le rughe o i capelli grigi. Saloni di bellezza, cliniche di chirurgia plastica e istituti di bellezza e riabilitazione in cui portiamo il nostro corpo esaurito per averne in cambio uno nuovo con una data di scadenza più lontana.
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tattoo story
TATUAGGIO: PRECURSORE DEL VACCINO
In epoche antiche chi tatuava aveva una conoscenza sciamanica della medicina e pertanto erbe curative ed essenze varie non avrebbero mai potuto garantire uno standart igenico paragonabile ad un moderno tattoo studio. Tale fattore portava frequentemente all’ inconsapevole inoculazione di agenti patogeni che spesso causava una vera e propria vaccinazione del tatuato. L’ immunologia ha preso sviluppo a partire dalla seconda metà del sec.XVIII con le ricerche di Jeffer sulla vaccinazione antivaiolosa. Sul piano storico già gli antichi greci osservarono come in occasione di epidemie di peste i sopravvissuti godessero di particolare resistenza ad una seconda infezione. Risulta poi che già nel sec. XV le pratiche di vaccinazione contro il vaiolo, mediante somministrazione per via nasale di croste vaiolose , erano attuate dai medici cinesi. Ciò in assenza di precise cognizioni sulle reazioni organiche che direttamente o indirettamente intervengono nel determinismo della risposta immunitaria. Solo in epoca relativamente recente si è precisato come i fenomeni immunitari si attuino attraverso diversi organi e tessuti, nel loro complesso detti SISTEMA IMMUNITARIO ed essenzialmente rappresentati da elementi del sistema reticoloistiocitario e da elementi della serie bianca del sangue. Tra i primi è determinante l’ azione dei macrofagi, tra i secondi quella dei linfociti. I macrofagi sono cellule sono cellule provviste di motilità e capacità fagocitaria , presenti in tutti i tessuti e che, pur non intervenendo nella produzione diegli anticorpi, sono necessari per provocare la risposta immunitaria, in quanto, fagocitato l’ antigene, trasmettono ai linfociti l’ informazione necessaria per avviare i processi di sintesi degli anticorpi. Nelle reazioni immunitarie intervengono due gruppi di linfociti detti B e T. I linfociti B in presenza di un antigene lo riconoscono come non appartenente all’ organismo stesso e danno avvio alla risposta immunitaria culminante nella produzione di anticorpi specifici atti ad intercettare e neutralizzare l’ antigene stesso. Infine, il complesso antigeneanticorpo, fagocitato dalle cellule del sistema reticolo istiocitario, è enzimaticamente degradato e poi eliminato dall’organismo. Nella fase iniziale di esposizione all’ antigene si producono i cosiddetti linfociti della memoria, capaci di ricordare, anche per la durata di anni, ed in alcuni casi, come nelle infezioni virali, per tutta la vita, l’ avvenuto contatto con un antigene. Quando l’ antigene in questione penetra una seconda volta nell’ organismo, queste cellule, già numerose, sono in grado di produrre una quantità di anticorpi maggiore in tempo molto più breve rispetto al primo contatto. Si parla in questo caso di risposta immunitaria secondaria. Essa è alla base dell’ immunità permanente, acquisita verso alcuni agenti infettivi specialmente virali (virus del morbillo, della varicella, della rosolia, della paraotite). Durante la prima infezione la risposta immunitaria, più lenta e meno specifica, non evita la comparsa di iniziali sintomi della malattia e solo in un secondo tempo, condiziona la guarigione. I linfociti detti T helper e T suppressor, sono in grado di regolare in maniera ottimale la produzione di anticorpi da parte dei linfociti B, stimolandola(helper) o frenandola(suppressor); altri, detti T linfochine-secernenti, producono alcune sostanze proteiche, dette linfochine, in grado di ampliare e completare la risposta immunitaria, richiamando nel punto di entratadell’ antigene cellule macrofagiche. Appartiene alle linfochine anche il transfer-factor, sostanza proteica in grado di trasmetterela competenza immunolocica a cellule linfatiche situate a distanza dal punto di ingresso dell’ antigene. Infine appartengono ai linfocitiT le cellule citotossiche o cellule killer, in grado cioè di determinare la morte di altre cellule non self con cui vengono in contatto. A questo tipo di cellule è devoluta la sorveglianza immunologia dell’ organismo contro i tumori. Esse rivestono grande importanza anche nel rigetto dei trapianti, che vengono considerati dal sistema immunitario, e dai linfociti T in special modo, come una neoplasia. Una eccessiva risposta ad un determinato stimolo antigenico esterno è la causa delle semplici allergie, mentre una perdita della tolleranza immunologica per costituenti dell’organismo stesso è la causa delle cosiddette malattie autoimmuni come la psoriasi, vitiligine e upus erimatoso
20:08 Scritto da: jordantattoo | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | OKNOtizie |
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